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Che per imparare a guardare le nostre emozioni dritte negli occhi ci possa aiutare un film d’animazione come Inside Out?

Conoscere le nostre emozioni è un lavoro che inizia quando siamo piccoli e poi prosegue, probabilmente per tutta la vita.

E in questi giorni grazie ad Inside Out 2, il film della Pixar, riflessioni giocose sulle emozioni si sono diffuse ovunque. Soprattutto sui social e sotto forma di divertenti meme.

Forse è più facile, per guardare dritto in faccia le emozioni, usare le lenti di una bambina che diventa ragazzina, come nel film. Ci infiliamo subito nei suoi panni e torniamo indietro di qualche anno anche noi.

Le emozioni di ogni tipologia hanno delle radici che piantiamo nel momento in cui le scopriamo per la prima volta un giorno imprecisato della nostra vita che il più delle volte non decidiamo noi. Poi si evolvono insieme a noi, bene o male, si arrovellano su se stesse, subiscono influenze esterne, in certi momenti degenerano, diventano incontrollabili. Alcune sono più prepotenti, proprio come nel film. Ci fanno credere, con la loro strafottenza, di poterci guidare nell’avere ragione, facendo invece in alcuni casi dei danni che scopriamo tanto tempo dopo quando e se siamo riusciti a metabolizzarne gli effetti.

Alcune emozioni si radicano crescendo come degli alberi storti e serviranno cura e bravi giardinieri per raddrizzarli durante la nostra vita. Certi alberi, non curati, restano storti tutta la loro vita.

I germogli delle emozioni, non hanno un andamento di crescita prevedibile, prendono le strade più disparate. Per giunta, a volte certe emozioni le reprimiamo, anche per anni o per decenni. Le teniamo chiuse a pressione come in una bottiglia di spumante, con un sigillo stretto stretto. Fino a che un giorno, il tappo salta all’improvviso quando non siamo pronti e ci ritroviamo a gestire faticosamente tutto quello che sgorga dalla bottiglia.

Scrivere nuove pagine della nostra vita omettendo tutto quello che abbiamo sigillato per anni o serrato in un metaforico caveaux come nel film, a volte ci sembra una buona strategia di difesa dalle nostre emozioni più prepotenti. Se non fosse che prima o poi la bottiglia di spumante si stappa da sola, come se l’avessimo agitata per molto tempo senza volerlo.

Quando stai emotivamente male, ti suggeriscono di “ascoltarti”, perché sei l’unico a poter capire da dove proviene il tuo malessere.

Ascoltarsi però non è un’azione alla portata di tutti, una di quelle che abbiamo già in dotazione nella cassettina del nostro pronto soccorso emotivo. Però si può imparare. Si può imparare ad ascoltare le voci che guidano il quartier generale delle nostre emozioni come nel film, a capire cosa provi in quel momento e perché reagisci in quel modo. Se riusciamo a farlo siamo già a buon punto.

Ho sempre adorato Inside Out, dalla prima versione. L’ho visto più e più volte ed ogni tanto lo rivedo, perché ogni volta mi fa scoprire qualche sfumatura nuova che non avevo messo a fuoco.

Per anni più di qualcuno mi ha chiamato Joy, come il personaggio sempre ottimista del film, perché sono sempre stata così, un’ottimista sorridente e foriera di energia, che ascolta gli altri e si preoccupa per loro.

Però posso assicurare che nel quartier generale delle emozioni della mia testa, mentre fuori sorridevo a trentadue denti, c’erano anche le emozioni più grigie ad infastidire i miei pensieri, guidate semplicemente da uno spirito che più di tutto voleva e vorrebbe ancora solo fortissimamente ridere e generare e trasmettere energia positiva. Non sempre fattibile, si intende.

Sono profondamente affascinata da Inside Out ma in fondo di emozioni non so molto, se non quello che ho raccolto durante la mia vita che, da persona empatica, è per me già tanto.

Di Inside Out adoro la costruzione del film, i personaggi, i disegni, gli sketch, i testi.

Io avrei fatto un’integrazione però, su come le emozioni passano le loro giornate. Le avrei mandate in palestra. Perché per la mia esperienza ho capito forse tardi che le emozioni, di qualsiasi tipo siano, non le puoi lasciare del tutto a briglia sciolta ma le devi educare per farle funzionare al pieno delle loro potenzialità. Le emozioni vanno conosciute, capite, dosate e per farlo vanno allenate con costanza dentro di noi, come in una palestra.

E poi, cosa che Inside Out ci ricorda, ad un certo punto, vanno anche accettate. Senza mirare alla perfezione. Perché alcuni alberi, se sono un po’ storti, sono comunque bellissimi.


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