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Chi poteva immaginare che dei bicchieri panciuti in una campana “del” (non “di”) vetro potessero cambiarti la giornata?

Ieri sera sono rientrata nel carrello del mio account della Rinascente online e ho ricordato che avevo lasciato in stallo dei bicchieri da vino. Ero stata attratta da quei bicchieri e li avevo parcheggiati nel solito limbo prima del check out.

Mi piacciono i bicchieri, di tutti i tipi. Quando ordino un drink in un locale sono attratta anche dalla scelta del bicchiere.

Non mi piacciono però i bicchieri da vino panciuti. Intendo quelli molto molto panciuti, tondi e grandi, gonfi. Scomodi. Per alcuni saranno bellissimi, qualche esperto di vino potrà storcere il naso ma io penso che, al di là del tecnicismo della degustazione che purtroppo non mi compete più di tanto, il lato estetico dei bicchieri che si hanno in casa sia una questione di gusti e anche di spazi. Mi piacciono i bicchieri più slanciati e lineari. E poi la verità è che per il mio gusto ci bevo anche meglio.

Eppure questi bicchieri panciuti ed ingombranti erano nella mia credenza fino a stamattina. Perché, se non mi piacciono?

Il motivo è che quando vivi insieme a qualcuno mescoli le vite ma spesso anche degli oggetti.

E non solo i calzini che escono dalla lavatrice spaiati, quando un collant nero si annoda con un calzettone da calcetto durante la centrifuga, ma anche oggetti come dei bicchieri.

Così, quando non vivi più con la persona che indossava quel calzettone da calcetto, capita che restino in eredità dei suoi oggetti, che muoiono impolverati e dimenticati per anni tra le cose di cui non ti liberi subito per non si sa quale motivo. Alcune cose restano nascoste in fondo, in un angolo della cucina, ma soprattutto quando realizzi che sono lì, non ti piacciono più. Oppure la verità è un’altra e magari non ti sono mai piaciute?

L’aver realizzato che quando qualcuno cena a casa mia quelli panciuti sono gli ultimi bicchieri che utilizzo, proprio quando ho dato fondo a tutte le possibilità della mia credenza, mi ha fatto pensare ad una conclusione semplice.

Quei bicchieri da vino che occupano tutto quello spazio, che per me sono scomodi, che faranno respirare anche benissimo il vino, non facevano respirare me. Da tanto tempo però.

Ad un certo punto, fare spazio è una questione di testa ma anche di spazio fisico. È di spazio fisico ma anche di testa. Sostituire le cose che stridono nella tua vita, fossero anche dei banalissimi bicchieri che neanche hai comprato tu, può essere parte fondante del tuo star bene.

E quindi, come ho ripetuto più volte ad una mia amica qualche tempo fa, per far arrivare qualcosa di nuovo, devi fare spazio. Anche quando lo spazio lo crei facendo finire dei bicchieri panciuti e per te orribili nella campana del vetro in un Lunedì mattina qualunque. Finalmente, aggiungo. Tutto corroborato da un cacofonico rumore di cocci, che di prima mattina è tanto fastidioso quanto di soddisfazione.

Quando nella tua testa finalmente c’è più spazio per quello che veramente ti si addice, di riflesso, accade lo stesso anche nel tuo spazio fisico, quindi nella tua credenza, nell’armadio e addirittura tra le persone che frequenti. Un po’ di pulizia ogni tanto non fa male. Io di certo dei bicchieri così panciuti, gonfi ed egocentrici non avevo più motivo per sopportarli. Erano più adatti a diventare vetro da riciclare. Figuriamoci certe persone. Magari si potessero riciclare per renderle meno egocentriche, panciute (non fisicamente) e piene di sè, proprio come quei bicchieri.


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