fbpx
Condividi!

Sono passati parecchi giorni da quando sono rientrata da un viaggio in Amazzonia tra natura e foresta. Mi capita spesso di ritornare con la testa a quando ero lì.

A quando quegli insetti volanti piccolissimi mi assalivano al tramonto e all’alba e mi ricoprivo di Olio di Copaiba ed Andiroba per mitigarne gli effetti. 

Sono gli unici insetti piccoli e quasi invisibili con cui ho avuto a che fare. Gli altri che ho avuto modo di vedere sono taglia large, proporzionati alla dimensione della natura intorno che è enorme, intensa, fitta, alta, voluminosa, ingombrante, piena, bella, densa, umida, tropicale, coinvolgente. Gli aggettivi che mi vengono in mente ora mi sembrano quasi inadeguati. Questa Natura è così presente e si fa sentire così forte che sembra respirare insieme a te.

Mentre questa Natura respira, la guardi, la senti e ti ispira.

Lei ti osserva mentre ti intrufoli a farsi i fatti suoi e sembra volerti insegnare qualcosa. Ma che dico, tante cose, tra le quali una fra tutte è che sei tu che devi respirare al suo tempo, mai il contrario, come invece pensiamo spesso.

In una storia che ho scritto ormai più di un anno fa, avevo iniziato a riflettere sulla Natura e su quanto noi esseri umani ci comportiamo come se fossimo superiori agli altri esseri viventi.

E anche su quanti danni le provochiamo, senza considerare che anche noi siamo parte della Natura e siamo strettamente collegati a tutto ciò che dipende da lei che quindi, i danni che le arrechiamo è come se indirettamente ce li autoinfliggessimo.

Nella mia riflessione avevo preso spunto da alcune domande sorte nel periodo del Covid. Con il lockdown, abbiamo avuto la dimostrazione che se un giorno all’improvviso non ci fossimo più noi ad occupare i nostri spazi, le strade, le piazze, qualcuno, al posto nostro, magari con quattro zampe o con delle radici, lo farebbe anche abbastanza alla svelta. Insomma la Natura ci ha fatto capire con delle dimostrazioni pratiche che la Terra non è soltanto nostra. Ancora abbiamo dei dubbi?

Assistiamo a fenomeni atmosferici bizzarri o disastrosi, che vengono riassunti sotto l’etichetta del Climate Change. Ma le parole non sono abbastanza esplicative quanto viverli in prima persona e subirne le conseguenze. Un mese prima che andassi in Amazzonia, si è verificata proprio nella località nella quale sono stata un’alluvione mai registrata prima con dei danni notevoli. A cose e soprattutto persone.

La Natura è affaticata ed alza la voce? Eccome se lo è.
Che poi noi, nelle nostre città lontane dalle foreste e da questi immensi tesori verdi, in mezzo ai palazzi e alle nostre vite che per i più sono molto poco naturali, la Natura non la sentiamo proprio respirare quanto più soffocare.

Quando sei bambino ti raccontano che l’Amazzonia è il polmone del mondo. E lo immagini come un luogo leggendario, talmente lontano che al massimo puoi disegnare sulla base della tua fantasia accostando tanti alberi uno vicino all’altro. Quegli alberi esistono effettivamente e per una superficie sconfinata ma non è detto che sia così immediato per noi percepirne l’importanza reale e il ruolo che rivestono per tutti.

E comunque, tra le cose che ho imparato nella mia vita, c’è che non si dovrebbe mai dire mai. Ed un giorno quel disegno con gli alberi uno accanto all’altro, quel racconto del polmone del mondo così lontano, per me è diventato un luogo reale che ho avuto il privilegio di visitare. Ne ho visitato una piccolissima parte, si intende.
E mi sono sentita fortunata di poter assistere da vicino ad un certo spettacolo. E mi sono sentita anche in soggezione. Ti senti piccolo rispetto a qualcosa che è molto molto più di te. Senti forte e chiaro che sia la Natura ad orchestrare la vita di tutti. Senti più da vicino quanto sia viva e vitale come non avevi mai percepito. Il suo benessere riguarda anche te e viceversa.

Il verso dei grilli e delle rane di notte diventa un sottofondo dei tuoi pensieri notturni.
La pioggia torrenziale diventa un momento di frastuono.
Ti costringe a non poter fare nulla fino a che non smette, per poi godere di uno spettacolo meraviglioso che è l’arcobaleno più luminoso che tu abbia mai visto.

E quando ti giri e vedi questa fascia di colori per qualche secondo sorridi e basta.

Una potenza.

E poi sei immerso nell’erboristeria più fornita del mondo.

Un lusso.

Come tutte le cose preziose sono rare e ciò che è raro andrebbe tutelato. Chi ci vive lo sa. Ma anche chi ha la possibilità di abitarla un po’, anche quel minimo per entrarci appena in contatto, inizia a capirlo.

Per fortuna di tutti ci sono comunità indigene che si ereggono a guardiani della foresta e che ne proteggono l’integrità da chi, tra noi, non ne comprende il valore e tende a distruggere ambienti sviluppati nel corso dei secoli, ricchi anche di preziosa conoscenza e tradizioni.

La proteggono e la celebrano con riconoscenza e rispetto, cantando di natureza, beleza, floresta e Coração. Anche questa protezione è una forma di gratitudine e d’amore. E la cosa migliore che si può fare con l’amore è scambiarlo e diffonderlo, piantando dei semini minuscoli in chi come molti di noi, non conoscono nulla di tutto ciò.
Noi che non viviamo la foresta ma beneficiamo senza accorgercene del suo respiro profondo anche da luoghi che sono lontani due giorni di viaggio da lì.

“A floresta è a nossa vida”, viene detto da qualcuno per cui è sentito veramente, che nella foresta ci abita. Ma se è vero che siamo tutti parte dello stesso equilibrio naturale, in quel “nossa” ci dovremo sentire chiamati in causa un po’ anche noi, in misura diversa da chi ci vive ma almeno per quello che possiamo comprendere e fare. E quindi perché rinunciare alla vita?

Con riconoscenza per la mia esperienza dico “Viva la floresta“ e i suoi guardiani dai quali non possiamo far altro che imparare per diffondere a nostra volta piccoli semi di bellezza da far germogliare nella vita nostra e di chi ci è accanto. Sempre con il sorriso sulle labbra. Prendendo esempio dai guardiani della foresta.


Condividi!