fbpx
Condividi!

Spesso scrivo di cose allegre. Ogni tanto no. Non si riesce sempre ad essere sorridenti tutto il giorno e ogni tanto si arriva anche a piangere per sfogarsi un po’. Oppure, capita anche che a piangere non ci si riesca neanche.

Ho sempre pensato che piangere ogni tanto fosse normale.

Ho creduto anche che a volte fosse utile, tutto sommato. Perché spesso dopo aver pianto, anche se non hai risolto nulla, ti senti male ma anche un po’ meglio.

Non mi sono mai vergognata di piangere. Soprattutto da adulta. E poi ci sono talmente tanti tipi di pianto che forse veramente ci vuole una vita per provarli tutti, anche se non ci tengo proprio a provarli, mi bastano decisamente quelli che conosco.

Il tipo “migliore” di pianto che ho provato è il pianto spontaneo di felicità, ad esempio.

Invece, il tipo di pianto “peggiore” che ho provato è il non pianto, cioè il pianto senza lacrime. Quando ci penso mi viene in mente una di quelle bambole dai cui occhi escono lacrime finte. Se non ricarichi il serbatoio di acqua non esce nulla, anche se provi a farle piangere.

Ho provato cosa volesse dire qualche anno fa, quando mi era capitato un dolore molto faticoso che ancora non avevo imparato a gestire (se mai si impara a gestire certe cose) e ci sono ricascata anche recentemente.

La sensazione di non riuscire a piangere può essere peggiore che scoppiare a piangere. Come se una di quelle bamboline alle quali non hanno ricaricato il serbatoio dell’acqua per fare uscire l’acqua dagli occhi fossi tu.

Sei come una bambola inutile, come se fossi rotta e non uscendo lacrime ti si crea un vuoto emotivo ancora più confuso.

Proprio uno di questi giorni in cui ero come la bambolina senz’acqua, mi è accaduto di vedere due persone piangere a qualche metro da me fuori ad un ospedale. Ero da sola, in fila per pagare il parcheggio. Li ho visti piangere e ho pensato a tutto quello che potevano stare passando. Quando sei solo empatizzi con gli estranei. E finalmente mi sono messa a piangere anche io.

È durato poco, forse trenta secondi, poi ho pagato il parcheggio e me ne sono andata. Pensandoci non so se ho pianto più per loro o perché ne avessi bisogno io. Ma ho capito di non essere diventata un deserto. Di avere solo delle emozioni sospese e forse con i confini indefiniti perché un po’ corrose dalla stanchezza. È stato come quando non piove da mesi e c’è siccità. In quel caso, trenta minuti di pioggia non svoltano la stagione ma ti fanno sperare che possa piovere ancora.

Non so nulla di psicologia ma ho soltanto capito sulla mia pelle che ci sono quelle volte che non riesci a piangere. Quando ci sono emozioni sospese. Che non sai come tradurre e che senso dargli. Ma fino a che non prendono un senso, positivo o negativo che sia, è come se le dovessi tenere con le tue braccia tutto il tempo senza farle cadere, in apnea. È stancante e ti consuma.

Ho sempre pensato che piangere fosse una cosa normale e sana e ogni volta che sento di voler piangere e non ci riesco, lo credo sempre di più.

E poi sì. scrivo spesso di cose allegre. E di solito rido sempre. Ogni tanto no, ma è umano, no?


Condividi!