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Ho le mani piene di polvere.

Ho le mani piene di polvere perché ho ravanato nel posto più impolverato di casa. In quel posto in cui da tanti tanti anni nessuno metteva il naso, figuriamoci le mani.

Era una Pasqua lenta, questa. E dopo pranzo, nell’apatia della digestione di una Domenica a rallentatore c’è chi presa dalla noia è scesa in garage, si è arrampicata su uno scaffale che aveva puntato ognuna di quelle rare volte l’anno che era ripassata per il garage dei suoi genitori, ha guardato in su e ha notato distrattamente loro, i bidoni della sua infanzia. I due bidoni dei Lego. Quest’anno qualcuno ha deciso che nella lentezza di questa Pasqua al rallentatore, tornare bambini sarebbe stata una concessione più che lecita e una coccola meritata.

Sono loro, i Lego, che hanno la capacità di farti fare un salto mortale nel passato e nel futuro nello stesso identico istante. 

Sì perché sono loro con cui sei cresciuta. E poi, quando eri abbastanza grande da staccartene con aria di superiorità dicendo “sono grande ormai” per giocare con i Lego, hai comunque deciso di tenerli lì, ben chiusi nei bidoni, perché hai pensato che magari un giorno lontano un bambino del futuro avrebbe avuto piacere di vedere i giochi dei suoi genitori. 

Era quello che ti eri detta un giorno, quando non sapevi cosa avrebbe voluto dire un bambino del futuro. E di fatto ancora non lo sai.

Per il momento, quindi, il bambino del futuro per un attimo sei tu. Così ti arrampichi, li tiri giù, li porti di là, e nel totale silenzio inizi a ravanare. E non è più silenzio ma è tutto come ricordavi. Sono solo pieni zeppi di polvere.

Quei mattoncini sono ancora uno dei giochi che ti dà più soddisfazione anche quando li vedi smembrati e tutti disfatti. È l’unico caso in cui, quando vedi una cosa smontata, non sbuffi al pensiero della fatica che dovrai fare a rimontare tutto ma con loro no, è come se li vedessi già costruiti.

Eh sì perché i Lego ci hanno insegnato senza saperlo a vedere le cose in prospettiva e a pensare che qualcosa che prima sembra non avere senso, se assemblata a modo tuo, mattoncino dopo mattoncino, un senso ce lo può avere, come se avessi redatto nella tua testa un manuale di istruzioni perfetto mentre costruivi.

Probabilmente, se ora hai questa testa creativa che tutto sommato riesce a fare e disfare anche i mattoncini della tua vita, lo devi anche a loro, a tutte le volte che hai smontato e rimontato costruzioni che ci avevi messo ore a montare, dopo che tuo fratello aveva dato un calcio alla torre più alta che avevi costruito o che il tuo gatto aveva distrutto la villa con giardino che avevi appena ultimato.

E non ti preoccupavi se i mattoncini gialli erano insieme ai blu e quelli bianchi erano tutti mischiati con i rossi. Una volta tutto era concesso. Non proprio com’è ora. Nella tua vita da adulto non tutto ti è concesso, anche se ancora ogni giorno ti trovi a smontare e ricostruire milioni di cose, immateriali e materiali.

Pensare che ora, non nei miei bidoni ma con certi modellini Lego di nuova generazione, ai bambini viene fornito direttamente un manuale di istruzioni per montarli. E guai a chi sbaglia un passaggio. Gliele vorrei togliere da sotto quelle istruzioni per dirgli “dai, montali un po’ come vuoi tu, vediamo che cosa esce fuori! E sbaglia, che ti importa! Intanto gioca!”. Che non è altro che quello che avrei voluto dicessero a me, ogni volta che in passato cercavo un manuale d’istruzioni per stare al sicuro dall’incertezza.

Le istruzioni, un tempo, non c’erano. Eravamo solo noi stessi che avevamo voglia di giocare e creare. E questo imprinting ci è rimasto. Soltanto che ora, invece dei Lego, usiamo solo altri mattoncini, continuando imperterriti a “giocare”, sbagliare e a creare ed il prezzo degli sbagli è un po’ più alto.

Sembra strano a dirsi e forse anche da capire ma giocare, non solo con i Lego, si può continuare a fare a tutte le età.

Sbagliare invece non è un problema. È così facile sbagliare che mentre lo fai neanche ci pensi.

Invece per creare ognuno trova i suoi strumenti preferiti. Io creo utilizzando le parole scritte. Oppure vado in cucina e vedo che cosa c’è da inventare, basta anche solo un po’ di farina, un uovo ed un po’ di lievito. Sperando di ricordare a noi stessi ed insegnare ai posteri, che in fondo a partire da pezzetti disfatti di qualsiasi cosa o ingredienti che non sembrano compatibili, puoi inventare tutto, divertirti a giocare, costruire, imparare qualcosa o cucinare dei biscotti. Sempre con la possibilità di sbagliare. Perché sbagliare si può sempre. E smontare, fa parte della vita. L’importante è rimettere insieme i pezzi e ricostruire. Come con i Lego.


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