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La prima reazione avuta dopo l’annuncio dell’inizio della fase 2 è stato pronunciare sbuffando le parole “meglio di niente”.

Anche se, boh…Sarò controcorrente ma non ho ancora nessuna voglia di andare a “saltellare” là fuori.

Sarei sicuramente impaziente se dovessi ancora tornare a lavorare, ma nel mio piccolo per fortuna ho lavorato da casa sin da subito.

E comunque in ogni caso non ho proprio voglia di “saltellare” entusiasta festeggiando la fase due di qualcosa che non sappiamo quante fasi avrà. E’ come salpare su una barchetta a remi verso l’orizzonte dicendo che tanto prima o poi la terra la incontreremo. Nel frattempo brindiamo. Io in genere brindo quando a terra ci sono già arrivata.

Mi sento ancora piuttosto rinchiusa.

Il mio triangolo delle Bermude di questa quarantena sono le due auricolari ed il mio pc.

La mia scialuppa di salvataggio, è l’amore che c’è dentro la mia casa.

Il mio entusiasmo è legato al pensiero che potrò andare a salutare la mia famiglia. Senza baci, abbracci e sarà strano ma ci starò attenta. E ci accontenteremo. Per il bene di tutti. Noi, loro, tutti.

Meglio di niente, no?

Per il resto, gradualmente tutti proveremo a capire come posizionarci in questo grande caos ora che ci potremo muovere di nuovo e a prendere almeno un caffè a portar via. La nostra nuova normalità.

Meglio di niente, no?

Ma certo non me la sento di parlare di entusiasmo ma di un meglio di niente, che già è qualcosa e più del nulla di ieri.

Ho voglia di vedere i miei amici ma quando sarà possibile farlo sorseggiando un tea sarebbe meglio, perciò fino a che non sarà possibile ci accontentiamo di qualche chiamata su zoom per vedere la pancia della mia amica che cresce, pur sapendo che non è questa l’attenzione che meriterebbe. Però ce lo continuiamo a dire io e lei, meglio di niente, no? Se stiamo bene in fondo è quello che conta.

E’ tutto un po’ scomodo. Siamo tutti scomodi, in tutto il mondo. E sarà scomodo riabituarci a qualcosa che si chiamerà uscire, sempre in all’erta, navigando un po’ a vista per quello che accadrà. Ci siamo congelati in inverno e ci scongeliamo alla fine della Primavera o d’estate o…. Non si sa, l’unica certezza è che il cambio di stagione è da fare.

Mi rendo conto, ora che il naso fuori lo puoi mettere, che a forza di dire meglio di niente, mi sono abituata a non aprire volentieri quella porta. Che mi costa fatica pensare di guidare, uscire, o restare fuori per più di un’ora di tempo (inclusa fila), stare attenta a non toccare, non toccarmi il viso, a chi mi respira accanto. Mi riabituerò però, ne sono certa.

In fila al supermercato qui vicino l’altro giorno un signore mi guardava e io mi guardavo pensierosa…che cosa avrò addosso che mi guarda così strano? Ma forse non guardava neanche me quel signore, ero io che non mi sentivo ancora ambientata nel mio nuovo habitat lì fuori con il vestitino a fiori primaverile, abituata com’ero ad uscire con il piumino.

Ho capito che il ciuffo che mi è cresciuto davanti agli occhi e che mi dava fastidio a Marzo, anche lui è la mia nuova normalità.  Lo fermerò con una molletta. Almeno fino a Giugno. Ma che forse dal dentista potrò andare, perché non siamo nati per soffrire.

Ora mi metto a lavorare come tutte le mattine al pc, poi penso che oggi dovrò andare in Farmacia. Va bene almeno sarò spronata a sgranchirmi le gambe.

Meglio di niente!

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