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coronavirus finestre

In questi giorni di Coronavirus che non avremmo mai voluto conoscere, guardiamo tutto e tutti da una finestra. O meglio, da tante finestre. Quelle di casa nostra che si affacciano su altri palazzi. Le finestre sono la nostra nuova scoperta, ahinoi.

E in questi giorni nei quali dobbiamo stare qui, calmi (si fa per dire) tra le nostre pareti (obbligatorio), e che stare a casa, nella propria casa, è la condizione più fortunata di tutte, ci affacciamo veramente tanto, spesso e nervosamente, su quei davanzali. Forse come non abbiamo mai fatto prima, quando li vivevamo più che altro per stendere il bucato o fumare distrattamente una sigaretta. 

Stiamo tornando a misurare il nostro piccolo mondo intorno a noi, a portata di voce, a portata di sguardo, a portata di finestre.

Piccole, grandi, con le inferriate o senza, porte-finestre su balconcini o terrazzi. Oppure finestrelle. Per altri il proprio terrazzo è il tetto condominiale, che alcuni non avevano mai esplorato prima. Per chi è più fortunato invece queste finestre si aprono sul giardino nel quale puoi coltivare fiori o piantare i semi dell’orto, per l’Estate che verrà, perché ormai è primavera ma sarà anche Estate. E avremo bisogno di rinascere tutti, insieme a quei semi. Ci faremo ispirare da Sua Maestà la Natura, noi che ora siamo fermi mentre lei non ci aspetta e vince la maratona, la staffetta e anche i cento metri. Sta vincendo tutto, lei.

Che Lei ci stia dicendo qualcosa in maniera sempre più insistente, in una lingua che non sappiamo ancora parlare?

In questi giorni di Coronavirus che non avremmo voluto conoscere, guardiamo tutto e tutti da una finestra. Anche noi stessi.

Sembriamo come dei gatti, chiusi dentro casa, che grattano il vetro chiedendo capricciosamente “Fatemi uscire” e poi, quando gli apri la finestra, con aria diffidente si mettono lì a guardare fuori, a prendere un po’ di vento per annusare quale direzione prendere prima di andare ad esplorare il mondo fuori. Noi però ci affacciamo come i gatti, prendiamo un po’ di vento, capiamo che aria tira, che non è affatto buona e realizziamo che forse siamo costretti a crederci a tutto quello che sta succedendo e torniamo a rintanarci, seguendo precisamente le istruzioni che ci sono state date.

coronavirus finestre

Siamo tutti lì dietro a quei vetri, prima chiusi, poi socchiusi o aperti, via via che la temperatura diventa più dolce. Non può esserci qualcuno che non c’è, dietro alle finestre, salvo chi lavora ancora lì fuori. Le luci delle finestre sono quasi tutte accese.

In questi giorni di Coronavirus che non avremmo voluto conoscere, spuntano bandiere dell’Italia bellissime riesumate dal cassetto che si apre ogni quattro anni per i mondiali, ma con un significato molto più importante. Vicini di casa si aiutano da terrazzo a terrazzo, ad un rigoroso metro di distanza, per fare i cruciverba. Gente che cala cestini dal terrazzo con delle corde. Chi partecipa a flashmob che fanno venire i brividi e commuovere, chi canta, chi applaude, chi agita pentole e mestoli e chi continua sul proprio davanzale a dar da mangiare agli uccellini. Chi è scontento perché non è partito nessun flashmob nel suo palazzo. Bambini che disegnano. Signori in tuta che annaffiano le piante o che improvvisano un karaoke alle 18. Chi lavora in smart working, chi in tuta, chi in camicia, chi con la cravatta, chi con il figlio in braccio.

La nostra energia in movimento, dietro e oltre le finestre.

Guardiamo fuori dalla finestra e vediamo il cielo paradossalmente blu, le foglie morbide che tornano a popolare gli alberi dopo mesi. Le querce di casa dei miei genitori sono sempre state per me il termometro della primavera. E le foto parlano, il messaggio è chiaro. Si stanno risvegliando. Tutto ciò stona anzi stride.

C’è il sole, almeno a Roma, il signore che fuma in terrazzo davanti a casa mia, non segue le stagioni, anzi, non ha mai cambiato abitudini, continua a fumare e guardare il palazzo di fronte, cioè il mio. Forse fuma solo di più e guarda curioso un po’ di più.
La signora che incrocio dalla finestra della cucina, anche a pranzo cucina instancabile mentre io sfilo velocemente l’insalata dalla busta tra una riunione e l’altra e scappo. Ho notato che ha un piccolo cane. E ora la finestra è sempre mezza aperta. Merito della primavera. Qualcosa cambia anche tra le nostre pareti.

Ogni finestra è uno spaccato di vita. Della vita oltre la finestra. Lo è sempre, si intende, Ma ora abbiamo solo lei, la finestra, che quindi è un nuovo binocolo teso sul mondo più vicino a noi.

L’energia è lì. Dietro le nostre finestre dalle quali guardiamo tutto e tutti, e facciamo il possibile forzandoci a non uscire per nessun motivo per il rispetto di ognuno di noi. Dietro alle nostre finestre, sospiriamo e guardiamo impotenti anche noi stessi, cercando ogni giorno forse di imparare qualcosa di più e farci un’idea su come rinascere, quando questo caos sarà dietro alle nostre spalle, in questo momento assurdo in cui pur stando fermi cambieremo, per tornare in campo forse diversi, ridimensionati ma speriamo molto più forti e consapevoli di prima.

Soprattutto senza dare più nulla per scontato, né il bacio di una mamma o l’abbraccio di un papà…né il caffè al bar.

#RESTIAMOACASA

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