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Distanza

Quel tanto che passa tra un c’era una volta ed un lieto fine, tra un messaggio mai inviato ed un bacio non dato, cos’è?
E’ simile alla distanza che crei tu tra alcune parole non dette e quella cosa che non ho mai saputo.
Quel “tanto” è qualcosa che ci infiliamo noi nel mezzo. Perché pensiamo che l’effetto delle nostre azioni potrebbe non essere sempre quello che abbiamo in testa e quindi, nel caso in cui non ci vada proprio benissimo, potremmo dover incassare qualche colpo. Noi, che siamo ormai allenati ad evitare gli urti, a trovare un nostro equilibrio e schivare le botte. Visto che sappiamo bene che per ogni botta poi dovremmo curare tutti i lividi.
E quindi ci piace piazzare lì nel mezzo un cuscino morbido per attutire alcuni colpi della nostra vita. Perché mica siamo come i pugili, che si abituano anche a resistere a ripetute raffiche di colpi avversari. Gli occhi neri a noi non piacciono. Men che meno ci piace andarci in giro.

Il waltzer sul posto

Ma chi ci dice che dovremmo per forza rimediarci un occhio nero? O dover curare i nostri lividi? Forse ce lo suggerisce la nostra paura. Che balla con noi il waltzer irriverente delle nostre sensazioni e reazioni, che ci fa volteggiare…sí ma su noi stessi.
Ieri guardavo un film, nel quale un attore affermava che “la paura può salvarci la vita perché quello è il suo dovere…ma può anche ucciderci”.
E a questo punto potremmo dire, senza essere così estremi, che a volte la paura ci fa chiudere come fanno i ricci per salvarsi la vita. Anche se a volte noi esseri umani non abbiamo lo stesso istinto degli altri animali, perchè questo è calibrato e mediato in maniera diversa dall’evoluzione intelligente di ogni singola specie e ognuno ha il suo. Pertanto non abbiamo la stessa sensibilità del riccio che sa bene quando è il momento di chiudersi, tanto che rischiamo di essere o troppo poco o fin troppo prudenti. E nel secondo caso, a volte è come se avessimo disegnato un cerchio per terra intorno a noi a delineare dei confini nei quali muoverci, come a delimitare la nostra zona di comfort. Balliamo un waltzer sul posto, praticamente. Che anche se sul posto è pur sempre una danza in movimento. Per questo noi abbiamo comunque la sensazione di ballare.
E quindi, “scoperto il trucco, svelato l’inganno”.
Così, spesso siamo noi stessi a creare quelle distanze tra una cosa non detta e un effetto che avremmo voluto ottenere. E allo stesso tempo a compiacerci mentre balliamo sul posto. Mentre intorno costruiamo una inconsapevole muraglia. D’altronde non siamo perfetti e non sempre sentiamo di avere la lucidità necessaria per fare la mossa piú saggia al momento perfetto (ammesso che esista un momento perfetto). Non sempre ne abbiamo la voglia. Non sempre ne abbiamo la forza. E a volte, nel dubbio, decidiamo di “evitare” di lasciarci andare mentre balliamo. Ecco perché balliamo sul posto. Per timore delle conseguenze.
Ma non sarebbe più bello lasciarsi andare e ballare liberi?

 Il waltzer del gambero – Ballare all’indietro

Sì sarebbe bello, così come è bello guardare gli altri ballare. Da spettatori. Senza rischiare di pestarsi i piedi a vicenda con il compagno di ballo quando non abbiamo ancora tanta esperienza da ballerini provetti. Quando abbiamo timore di essere meno bravi degli altri e di non saper essere eleganti danzatori di waltzer, come nei film in costume dell ‘800. Per noi stessi è più facile ritrarsi. Oppure illuderci di essere sicuri di noi stessi, di stare lì a ballare volteggiando quando invece nella realtà, stiamo facendo dieci passi avanti e dopo poco venti passi indietro. Balliamo il Walzer del gambero, in poche parole. E’ la nostra testa che sceglie per noi quello che sembra essere più semplice e fare meno male. Per paura. Cerchiamo conferme mediocri a dieci passi da casa invece che la felicità a chilometri di distanza, ad esempio.

Il Waltzer del gambero – Vanificare tutto

A volte pensiamo di essere forti e spavaldi, di non avere paura di niente, pensiamo di aver fatto così tanti balzi in avanti, essendone anche fieri magari. Quando poi, di balzi ne puoi anche aver fatti duecento ma se sei abile a tirarti indietro raddoppiando, di botto, quella distanza, che senso ha? E vanifichiamo tutto. Una bella decisione di lavoro rischiosa da prendere, un amore che sta sbocciando e deve fare quel passetto per salire sul gradino successivo e ha bisogno di una spintarella…e a cui..no, nel momento clou..non concediamo nessuna spintarella. Piuttosto balliamo il waltzer del gambero. Non ci va di rischiare. Non ci va di soffrire o di sacrificare. Allo stesso modo non ci va neanche però, di seminare e poi raccogliere tutto il bello che potrà crescere. Evitiamo tutto, il bello e il brutto.
Non raccoglieremo neanche le conseguenze più belle delle nostre parole, delle nostre azioni, dei nostri saltelli fatti in avanti e del rischio che avremmo corso lanciando il cuore oltre l’ostacolo.
E ricordiamoci poi che il waltzer si balla in due. E si balla abbracciati. Quindi nei nostri giri su noi stessi o nei nostri volteggi all’indietro…coinvolgiamo qualcun altro. Con tutte le conseguenze del caso. Ci dovremmo stare più attenti, forse. Magari mentre pensiamo a “salvare” noi stessi rischiamo di far male a chi ha accettato di ballare con noi.

La bellezza del waltzer, quello vero

Per fortuna non sono tutti come noi quando siamo in quel periodo lì. A “ballare sul posto o a ballare andando indietro”. Siamo cosí diversi dagli altri e da noi stessi nel tempo. E nel corso tempo si può cambiare atteggiamento. C’è qualcuno in mezzo a noi che magari lo ha già provato il waltzer del gambero e ha già smesso di ballare in quel modo. Che non va più indietro e non gira su se stesso ma prova a guardare avanti mentre balla. A godersi la bellezza del ballo senza vergognarsene.
E magari un giorno ti invita a ballare.
E tu, che sei ancora capace a ballare solo il waltzer del gambero, tenterai ma non riuscirai mai a convincerlo a seguire il tuo passo incerto. Lui non vorrà. Se è bravo, ti insegnerà a ballare con il suo passo però. E quando è così, credetemi, è una fortuna. E’ allora forse che puoi aprire gli occhi e imparare a ballare il waltzer, quello vero, senza giri inutili su se stessi e senza passi falsi. Il waltzer vero. 1-2-3, 1-2-3, 1-2,3. Anche se non siamo nell’ 800 e non abbiamo vestiti d’epoca. Ma è bellissimo comunque. Ballare il Waltzer. Liberi. Con tutte tutte le sue conseguenze. In fondo è solo il waltzer della vita. E tre è il numero perfetto.

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