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Ieri ero in ufficio. In un giorno qualunque. Di diverso dagli altri giorni ieri non aveva quasi nulla. Se non fosse che in quel “quasi” c’erano racchiuse delle note di cattivo umore. Mi piace racchiuderle in un quasi, come se fossero confinate da qualche parte e da lì non potessero venire a darmi fastidio in nessun modo.
E ieri, quindi, come ogni giorno, ad un certo punto, senza neanche pensarci mi alzo e mi incammino verso il bagno. Come sempre, come tutti. Entro nel bagno, esco dal bagno, mi avvicino al lavandino per lavarmi le mani. Prendo il sapone e accendo l’acqua. Inizio distrattamente a sfregare le mani stando come sempre molto attenta che l’anello non mi finisca giù nel lavandino e ad un certo punto guardo nello specchio di fronte a me, sperando di non intercettare troppe occhiaie sul mio viso. Più che altro, alzando lo sguardo, guardo anche nello specchio accanto a me. E c’era lei, che si lavava le mani come me. Non so se vi capita mai, di guardare qualcosa o qualcuno che magicamente rievoca immediatamente tanti flash. Tanti fotogrammi tutti insieme. Io, a dire il vero, in quel momento, nel tempo che serve per dire alla mano sinistra di lavare la mano destra, ho visto i miei ultimi dieci anni di vita – lavorativa – in quello specchio. Perchè? No, non ho mai lavorato con la persona che era nello specchio. No No. Però lei è colei con la quale ho sostenuto il mio terzo colloquio della mia vita, al quale poi ha seguito il mio primo lavoro. E che mi ha portato a fare quello che ho fatto finora, tanto o poco che sia. Bello o brutto che sia. Importante o no che sia. Io l’ho riconosciuta, ovviamente. Lei no, chiaramente. Per me lei è stata a suo modo importante. Per lei, io non lo sono stata. Per me quel colloquio era uno, ben riuscito, nel mare magnum dei colloqui. Lo ricordo. Per lei io ero una dei tanti colloqui della sua giornata, credo. Rifletto su ciò che vedo riflesso negli specchi. E mentre mi lavavo le mani, tanti flash. E la domanda spontanea del perché lei fosse finita proprio in quel bagno in un palazzo così grande con così tanti piani. E perché a quell’ora e perché accanto a me. Solo per farmi vivere un momento di flashback a sua insaputa? Non lo so. Per ora mi ha dato l’input per indicizzare nuovamente tutto quello che ho fatto da quel giorno ad oggi. Con tutti i dubbi, le gioie, le noie, le scelte fatte e quelle non fatte per qualche paura strana. Che ora forse farei. Ogni tanto fa pure bene ripensarci. E poi nulla. Nel frattempo le mie mani erano pulite e le sue anche. Esco dal bagno e svanisce tutto. I flash e tutto il resto. Resta una sensazione. E non so se a voi capita di pensare a volte che l’importanza che una persona riveste nella vita di un altro a volte sia proprio relativa e del tutto casuale. E a volte non sapremo mai se siamo stati importanti per qualcuno. Banalizzando, come quando un ragazzo al liceo si prende una cotta per te e lo scopri quando di anni ne hai 32. Non pensavi proprio che lui avesse pensato ogni giorno a te. Ma la vita è così. E a volte non siamo neanche dei comunicatori perfetti. Un litigio si trasforma in due ex o due sposi per merito di una comunicazione andata a segno o meno. E così, se non abbiamo più avuto modo di avere a che fare con quella persona, di comunicare con quella persona, non lo saprà mai. Non conoscerà mai una retrospettiva di quello che è successo da quel giorno in poi. Ma in casi come il mio, è giusto così. Era “solo” un colloquio.

E poi arriva oggi.

Oggi vado in ufficio. Ad un certo punto entro in bagno, esco dal bagno. Mi avvicino al lavandino per lavarmi le mani. Alzo lo sguardo e non c’era nessuno nello specchio accanto a me. Rifletto sugli specchi.
Una giornata normale senza flash, senza indicizzare ricordi. Penso solo un po’ a come viviamo le nostre giornate alla “Sliding doors”, ai nostri se avessi fatto e se non avessi fatto. Mi si stringe qualcosa nel petto.
Per poco, poi torna tutto normale. Anche perché sono pensieri inutili questi, perché quello che conta, oggi, non è ripensare ai se e ai ma del passato, casomai farne tesoro per aggiustare il tiro, quello sì. E poi quello che sarà importante, è soprattutto quello che faremo. Futuro semplice indicativo. Che di semplice, spesso, non ha nulla.

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