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“Ore 09:50 Genitori (degli anni ‘80)

Camilla (C): Chissà cosa pensa la generazione dei nostri genitori a vederci così. Sarei curiosa di sapere dal di fuori che effetto fa vederci.
Noi, da una parte alle prese con le paturnie dei nostri trent’anni, quelle serie; dall’altra ridicoli e apparentemente regrediti alle prese gli smartphone in ogni momento. 
Chissà che idea si stanno facendo di noi…
Michele (M): Mah chi lo sa. Chissà che forse vederci così trentenni a testa bassa sul cellulare rievochi in loro i tempi in cui giocavamo al Game Boy, al Game Gear e ai videogiochi portatili. Avevamo una decina d’anni più o meno. Passavamo interi viaggi in macchina e lunghe ore alle prese con Sonic e Super Mario Bros attaccati a quello schermetto testa china e gobba incipiente. Sono passati vent’anni ma se ci pensi è lo stesso. Solo che in più, ora, rischiamo di lasciarci la cervicale.
C: ahah sì, noi gobbetti capo chino sullo smartphone a chattare. A sbirciare Facebook. A condividere. A guardare foto altrui e sghignazzare. A mandarci screenshot. A tutte le età. I nostri genitori penseranno che ci siamo rimbambiti e che invece di andare avanti, marciamo indietro. Sicuro. Stessi passatempi dal contenuto diverso. Che ti dirò poi, forse era meglio il Game Boy di questi nostri passatempi moderni.
A volte mi sembra quasi che ci rendano solo più invidiosi e cattivi. E meno noi stessi. E la brutta copia di altri. Tutte queste immagini che vediamo in quello schermetto, ci tirano a tradimento verso di loro. Non proprio come nel film horror The Ring. Ma qualcosa del genere. Di meno plateale e più subdolo […] “. continua sul libro #Variegatoaitrenta

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