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Dear Babbo,

ti scrivo dopo aver perso memoria dell’ultima letterina inviata (ma ne avrò mai scritta una?) e lo faccio come mia abitudine all’ultimo minuto.
In realtà ti volevo solo salutare, sono tutti lì a chiederti cose o a scaricare su di te angosce, desideri, drammi, lamentare indigestioni e antipatie storiche o fresche nei confronti del Natale (oh sai, alla fine ci sono arrivata anch’io – scommessa persa!! – ma tanto tu sei un vecchio bontempone e come tutti i vecchi e bontemponi lo sai come funzionano le cose).
Facciamo così, sbrogliati le tue faccende e se ti va ci vediamo il 26, a giochi fatti. Ci apriamo una bottiglia di vino e mi racconti come è andata e che robe assurde hai visto quest’anno. Ti levi le scarpe, ti metti comodo, brindiamo e ci facciamo due risate. 

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E poi, da brilli, mi dici cosa desideri tu, che sei sempre lì a combattere con lettere, richieste, paturnie e reclami e non hai neanche un secondo per scrivere la tua, di lettera.
Besos e copriti bene!
Ciao,
D. (importata a Roma, 35.)
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