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Caro Babbo Natale,
ormai sono un avvocato. Sono cresciuto ed è tanto che non ci sentiamo. Io ormai scrivo “pareri”, “atti” e scrivo anche per l’Università. Sono un avvocato penalista e anche un dottorando sai. Quindi non penso di sapere più come si scriva una lettera a te, Babbo Natale. Non è proprio il mio genere. Però, se ti dovessi dire, mi sei mancato. E per questo ho risposto al tuo annuncio.

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In tua assenza, da quando mi sono laureato, i parenti a Natale, hanno iniziato a regalarmi solo e soltanto cravatte o cinte. Come se gli avvocati usassero solo e soltanto cravatte o cinte. Sai invece che cosa vorrei quest’anno? Stop con le cravatte. Una macchinina telecomandata. Come ai vecchi tempi. Sì Sì Babbo. A Natale vorrei giocare, staccare la spina e non pensare più nulla che mi faccia stringere il collo o la vita, che mi ricordi più un cappio che una cosa bella e spensierata. Una bella macchinina radiocomandata. E magari vorrei giocarci mentre indosso una t-shirt senza colletto, che non mi faccia soffocare come le camicie che porto ogni giorno. Pensi sia possibile?

Grazie.
Con osservanza. Ossequi.
Ah, no, non è un atto! Scusami Babbo.
Ciao e buon lavoro! Saluta le renne.

Luigi, 33, Napoli.

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