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L’esperienza empirica mi porta a concludere che se NON sei una persona lamentosa, facilmente ti ritroverai accanto persone lamentose.
Che vuol dire? Vuol dire che chi ama lamentarsi e lamentarsi e lamentarsi e lo fa con gusto, sa bene a chi rivolgersi per sfogare la sua voglia di lamento.
Nella maggior parte dei casi, in virtù delle dinamiche proprie della concorrenza e della competizione, mai andrebbe a lamentarsi da chi è lamentoso come lui. Non correrebbe mai il rischio di farsi rubare la scena da qualcun altro che è lamentoso allo stesso modo. Troppa competizione. E la lotta sarebbe dura. Sono lagnosi, non scemi.
Invece, se sei una persona lamentosa e che borbotta come una pentola di fagioli, cerchi di andare a scaraventare i fagioli che bollono nella tua pentola, su chi non solo non ti sovrasta ma ti ascolta e magari ti asseconda anche (errore, a meno che tu non voglia diventare il numero uno tra i numeri preferiti da chiamare sul cellulare di questa persona).D’altronde si riduce tutto ad una mera questione di abilità e strategia. Le persone lagnose sono abili e sono strateghi della comunicazione. Sanno qual è il “mercato” target al quale rivolgersi e quindi da chi andare a lagnarsi. Ed ottengono quello che vogliono. Cioè, attenzioni solo per loro.
Io che generalmente non sono una persona lagnosa, anzi, né tantomeno egocentrica, non sono abile a staccarmi di dosso i  lagnosi. Un po’ li subisco. Mi tolgono tante energie. E in questo pecco di ingenuità.
Mi trovo spesso al telefono a sentire qualcuno che mi rovescia addosso le sue chilate di lamento. Sarà perché sono una persona incline all’ascolto? Sarà perché io non mi lamento tanto? Forse sì.
E quindi sono il partner di conversazione ideale, perché con quelli come me hanno terreno libero per ricamare minuti e minuti se non ore su tutto quello che non va, quello per cui sono sfigate, il dolorino per la bollicina sul viso che è spuntata e forse sarà grave, corriamo dal dermatologo, il figlio che piange continuamente, il traffico che non si sopporta (di quello mi lamento anche io); dell’amica che le ha detto dell’altra amica che le ha detto che qualcuno ha parlato male di lei ed è impensabile perché pensava di potersi fidare di quell’ amica di quinto grado, quindi è proprio vero che non ci si può fidare più di nessuno. Della suocera, del fidanzato, del lavoro, degli operai a casa, del gatto, del cane, del clima, del tempo.
E di tutto quello che hai tu, moltiplicato per dieci. Tu hai mal di pancia? Loro hanno le coliche. Tu hai una caviglia slogata? Loro una possibile frattura. Tu hai una questione di lavoro che ti trattiene in ufficio fino alle 20? Loro sono rimaste al lavoro fino alle 22. Il mondo richiedeva il loro aiuto da supereroi. Il tuo ciambellone non è lievitato? Il loro è esploso nel forno. Tu hai l’influenza intestinale da due giorni? Lei, l’ha avuta due settimane fa. E poi ha avuto una brutta ricaduta. Il tuo iphone 5 inizia a fare le bizze? Il suo iphone X già non funziona. Insomma. Una catastrofe continua. Però, io, giacché lo so, a volte ormai lascio il telefono acceso e lascio parlare, mentre faccio altro (mi dispiace, lo avete voluto voi!).
Sia chiaro, se sei una persona normo-lamentosa, puoi lamentarti di tutte queste cose, certo, ma visto che sei normale, di solito ti lamenti di una cosa alla volta e di solito questa cosa rispecchia la realtà. A tutti capita di lamentarsi. E’ normale.
Se sei una persona lamentosa di quelle patologiche, invece, hai un repertorio vasto di temi di cui parlare che alimenti di continuo, a forza di lamentartene. Sempre lo stesso repertorio a volte. E quindi diventi anche noiosa alle orecchie di chi ti ascolta.
Allora un giorno ero proprio stufa e ci ho provato.
Ho detto: oggi, quando vedo Tizia, prima che lei inizi, provo a lamentarmi di qualcosa con quel tono insopportabile prima io.  Oggi lo faccio. Mi ci sono messa di impegno. Ho pensato “oggi non mi avrai mai” e ho anche impostato la voce con la nenia giusta. Piagnucolerò come una professionista.
Tempo dell’esperimento: 40 secondi. Dopo poco, aveva già trovato il collegamento giusto per prendere il mio argomento, farlo suo, amplificarlo e lamentarsene. Una stratega. Alle parole “Ti capisco…” lo avrei dovuto capire subito che c’era la fregatura, chiudendo il cellulare e facendo finta di avere un impegno. Per fortuna la rete del mio cellulare ha reagito comunque in mio soccorso e come se stesse ascoltando le mie preghiere ha poi smesso di funzionare.
Ma l’esperimento, purtroppo, era comunque già fallito.
Perché lamentoso ci nasci, non ci diventi.

Chiudo con un video, dell’unico lamento che a me piace e che ogni tanto rivedo con la stessa espressione divertita. Tratto da “Harry ti presento Sally”.
Niente da aggiungere. Anni ’90. Proprio un’altra stoffa.
E se non lo ricordate, rivedete il film.

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