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Spesso quando mi va di scrivere ma non posso scrivere in quel preciso momento, prendo appunti brevi.
Una nota sul cellulare, nella mia agenda. Perché nel momento in cui ti passa qualcosa per la testa, questa dura il tempo di una stella cadente. Appena non la vedi più la dimentichi. E come nella notte di San Lorenzo, poi ti metti lì con il naso all’insù aspettandone un’altra.
Come quando fai un sogno e te lo ricordi solo per pochi minuti dopo esserti svegliato.
Ogni tanto trovo appunti vecchi, cose che non mi ricordavo più di avere scritto. Perché quando hai quell’ispirazione, banale o no che sia, o la prendi al volo o poi passa.
E riguardando un po’ di appunti vecchi leggo: “ma è vero che gli ex sono sempre così cattivi?”.
Chissà cosa devo aver sentito e quando. Mica sono normale io. Una frase di un film? Di un telefilm? Una serie? Qualche riflessione smielata in tv? I titoli di coda di Grey’s Anatomy? Io non me lo ricordo assolutamente. Però la riflessione è comunque valida e ci ho pensato.“Gli ex sono sempre così cattivi come li dipingiamo?”
In fondo, più o meno ognuno di noi è un ex di qualcuno.
E quindi mi viene in mente il mio. Ormai è passato tantissimo tempo.
Il tempo l’ho quantificato da quando ci siamo lasciati ed è scattato il contatore che mi porta, ad oggi, a quantificare quel tempo come “tantissimo”.
Quindi posso dire che, ad oggi, quantifico come non tantissimo ma tanto il tempo passato da quando ho lasciato che calasse tra noi un sipario di ghiaccio. Che mi ha aiutato ad isolarmi da lui e dall’idea mostruosa che mi ero fatta di lui da quando ci eravamo lasciati.
All’inizio e poi per un bel po’ di tempo, l’ho dipinto nella mia testa come un mostro. E’ come se in un attimo la tua testa riuscisse a cambiare radicalmente idea su quella persona che per un bel po’ di tempo è stata accanto a te e non era assolutamente un mostro.
Per fortuna hai le tue amiche che ti stanno vicino e che ti ascoltano pazienti, mentre questo mostro, quando diventa ex, cresce ogni giorno di più, e invece di perdere potenza, per il primo periodo la acquisisce sempre di più.
Più ne parli più aumenta.
I nostri ex iniziano quindi a configurarsi come tanti Voldemort di Harry Potter. Quei cattivi dei cattivi che nessuno può nominare. I “chi-sai-tu”.
Anche solo perché ogni volta che li nomini con il loro nome fai dieci passi indietro nel tuo percorso di recupero. E se li incontri ne fai cento.
Quindi sì, sicuramente gli ex li dipingiamo come mostri, ma  mica perché siamo scemi. Soltanto perché ci hanno fatto male e ci scaraventano all’improvviso in una zona di non comfort che a noi non piace per niente. Come se da uno yacht bello grande e comodo ti buttassero all’improvviso su una zattera di legno in mezzo al mare.
Se qualcuno ti fa stare male, come fai a non dipingerlo come mostro? Forse è anche un appiglio per difendersi, per riuscire a distaccarsi un giorno definitivamente da loro, dagli ex.
Poi si sa, nei momenti di crisi o panico ognuno tira fuori le sue reazioni peggiori. A volte il peggio di sé. Tante parole che non vorresti mai ti fossero uscite dalla bocca.
Insomma di solito è un bel macello per tutti e due.
E’ un mostro lui e sei un mostro te. D’altronde non siamo entrambi ex?
Ma poi, il tempo cura tutto, dicono. Ma mica è così tanto vero. O meglio il tempo fa il suo,  ma non è così miracoloso.
Quello che cura qualcosa, non tutto, semmai, sapete cos’è? E’ un “chiodo schiaccia chiodo”. Che ti serve ad ottenere un piccolo effetto per iniziare a riabilitarti al mondo. E il povero o la povera malcapitata che ti capita per le mani in quel momento di post lasciamento, spesso si ritrova a subire tutto il tuo mood noir e a cogliere la parte peggiore di te. Loro conosceranno un te che in molti casi non sei te. E’ solo un avatar che stai mandando a spasso in attesa che il tuo vero te si riprenda. Mi dispiace ma capita a tutti. Mandiamo una controfigura finta di noi perché in quel momento non ci va di scommettere su niente e su nessuno. Viviamo solo un nostro momento di egoismo. E’ bene saperlo.
E poi sì, anche il tempo fa la sua parte. Ti serve per riprendere il tuo terreno, approdare con quella zattera su un nuovo pezzetto di terraferma da colonizzare e poi bruciare la zattera. Lì tu costruirai qualcosa di tuo, con quello che sapevi prima, e con la tua nuova consapevolezza di adesso. Per guardare avanti. Sì perché quando riesci a guardare avanti e non indietro vuol dire che sei sulla buona strada.
Voldermort tra un po’ lo potrai ricominciare a chiamare col suo nome senza avere un tonfo al cuore ed arrabbiarti ogni volta per il male che ti ha fatto, semplicemente perché sei rivolto/a da un’altra parte.
Certo, quel mostro di cattiveria te lo ricorderai sempre, perché è così che dipingiamo gli ex.
E’ così che dipingono noi ex. E forse è giusto così.
Forse serve per non restarci appesi alla coda a vicenda.
Sarà che io non sono mai stata amica di un ex. E non credo ne sarei in grado. Quindi, l’altra versione, quella in cui ti lasci in pace e senza rancore, non l’ho provata.
Premettendo che poi ognuno ha dei peculiari tempi di recupero dai propri mostri e dai propri innominabili Voldemord, credo che poi arriverà un giorno in cui dimenticheremo tutto, anche di averli chiamati così, semplicemente perché guardando avanti avremmo incontrato per caso qualcun altro su cui scommettere di più, con cui sbagliare di nuovo o con cui vincere la tua scommessa, insieme.
Succede.
E’ così che funziona.
La cosa che non si sa è il quando.
A chi tocca prima e a chi tocca poi.

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