I nostri anni ’90

Siamo figli di genitori giovani nei mitici anni ‘80.
La nostra trasformazione digitale negli anni ‘90 è stata trainata da SuperMario che cercava di salvare la principessa Daisy dentro al nostro GameBoy o dalle sfide a Sonic dentro al Game Gear. La nostra felicità era farci comprare Topolino in edicola o le figurine dei Cartoni Disney. O trovare le sorprese nelle confezioni di merendine. Il nostro rap era “Serenata Rap” di Jovanotti. Quando eravamo al telefono ci sentivamo un po’ come nella pubblicità della SIP “Mi ami ma quanto mi ami, mi pensi ma quanto mi pensi”…ignari che nel 2017 saremmo stati così nostalgici al punto da cercare i nostri ricordi online ed emozionarci con loro, non più bambini ma ormai ultratrentenni che portano con sé la bellezza dei “loro” anni ‘90 vissuti con spontaneità, in contrasto e quasi a bilanciare le innumerevoli paturnie della nostra etá. Emozioni così forti al punto da infilare tutto in un ebook addirittura o in un blog, come ho fatto io🍧📖
La magia degli strumenti moderni per parlare di emozioni ormai vintage.❤️

 

Epidemia di sorrisi

Stasera ero in macchina. Dopo una giornata infernale. Stanca. Pioveva. E da dietro le gocce che tamburellavano sul parabrezza mentre ero in fila ho notato una cosa. A me piace che quando sono in macchina la gente mi sorrida magari perché la faccio passare invece di invadere la corsia in maniera prepotente e isterica oppure perché mi fa passare facendo lo stesso con me. La gentilezza semplice e fine a se stessa mi piace. Sarà che amo le cose semplici e belle. Un gelato. Una canzone canticchiata, un bicchiere di vino, un abbraccio. E che per natura sono portatrice sana di sorriso.
Non lo so ma il fatto stesso che io lo noti e ci faccia caso addirittura quando sono in macchina credo che sia legato al fatto che vivo a Roma e a Roma passiamo tante ore delle nostre routinarie vite romane in macchina. Più che un transito in macchina a volte è proprio un sostare in macchina minuti o ore. In fila, a cercare parcheggio… E in quella scatoletta infernale siamo tutti parecchio isterici ed aggressivi. Chissà se può essere considerata un’autodifesa legata alla situazione di cattività dell’essere costretti in macchina.
In bicicletta saremmo così acidi?
Non credo, anche solo perché ci sentiremmo più liberi. Ecco perché certi giorni vorrei teletrasportarmi dove viveva mia nonna, a Ferrara, considerata la città delle bici.

sam-manns-379040

Photo by Sam Manns on Unsplash

Di certo il traffico e lo stress da grande città non ci aiuta. E quando vedi che qualcuno che hai appena fatto passare ti sorride, ti stupisci. Perché il sorriso è contagioso e ti viene spontaneo sorridergli anche tu e ti regala tre secondi di bellezza.
La bellezza della gentilezza. La gentilezza senza un doppio fine. Simile a quella di una ragazza che nota che ad un signore  sia caduto il cellulare dalla tasca appena prima di entrare in metropolitana e fa di tutto per raggiungerlo alla fermata dopo per restituirglielo (è successo pochi giorni fa davanti a me). Di un ragazzo che in aereo ti chiede se vuoi aiuto per tirare giù il tuo trolley dal portabagagli. O di un barista che ti porge il caffè sorridendo educatamente. Credo che il sorriso ci aiuti molto.
Siete mai stati tanto male da sentire la differenza che fa su di te il sorriso spontaneo di una persona? Quell’effetto lì, ce l’avete presente? Oppure l’effetto inspiegabilmente bello quando qualcuno ti provoca un sorriso. Basta leggere il messaggio giusto che non aspettavi, a volte. Sorridiamo anche da soli. E poi ti senti bene per un po’. L’effetto persiste. Per qualche secondo magari. O per qualche minuto o molto di più. Perché siamo fatti di energia e viviamo in un equilibrio che risente delle circostanze della nostra vita che oscilla continuamente tra il giù e il su. Qualcosa ci tira giù e qualcos’altro ci tira su.
E visto che l’energia non si crea e non si distrugge, io credo che a volte uno degli scopi per cui sono stati “inventati” i nostri sorrisi sia trasmetterci energia. E tirarci verso su. E’ come una piccola ricarica che ci serve ad annullare i ripetuti sabotaggi alla nostra carica di energia che ci vengono fatti di continuo. Ogni piccola ricarica ci aiuta. Ogni sorriso e gesto gentile. Che ci viene fatto e che facciamo. E del quale non ci rendiamo neanche conto. Perché è uno scambio naturale. E poi è bellezza.
Sorridere rende più belli certi visi. Io li osservo spesso, i sorrisi.
I sorrisi a volte sono dolci, quelli che ti sciolgono. Come quelli limpidi di un bambino, di una mamma o quello ormai un po’ vintage di una ragazza imbarazzata.
I sorrisi a volte sono luminosi. Irradiano qualcosa di buono.
I sorrisi comunicano tanto.
A me piacciono le persone che sorridono, le foto non in posa e i denti in vista. Anche quei sorrisi che scoppiano e che ti tirano tanto verso su da diventare espressioni scomposte al punto da sembrare un Picasso dei nostri tempi in 3D. E mi piacciono quelle espressioni così scomposte, perché non fanno altro che dire la verità. Come un pianto disperato che non mi piace per niente ma contiene tanta verità. La stessa cosa vale per un sorriso, che se vuole va un po’ oltre e diventa risata e se non vuole no. Spontaneità. E a me piace sia dire la verità sia essere così. Come sei e come ti senti. A tuo agio.
E’ tanto più semplice. Più bello. Perché complicarsi la vita. E il sorriso non mente. Fa solo bene. E per fortuna è contagioso.
Magari diventasse un’epidemia!

Amarcord digitale: “Nico ha effettuato l’accesso” #MSN

Ogni volta che mi innervosisco perché realizzo come certi giorni stia usando in maniera distratta Whatsapp, cioè assecondando in maniera caotica gli input che provengono dai gruppi più svariati a tutte le ore, penso all’utilizzo a volte esagerato che alcuni di noi fanno delle chat e penso “che bello quando avevamo vent’anni e non chattavamo”.
Poi mi fermo un attimo dopo, però, e dico: “Ma non è vero! Che frase da nonna!! Mica hai 80 anni! A vent’anni chattavi e come! Davvero non ti ricordi?”.
Già già, non facciamo i finti. Pensandoci bene, anche noi siamo cresciuti chattando, in un certo senso. Eravamo già grandi ma non ancora grandissimi.
Cambia il modo, cambia il luogo, cambiano tante dinamiche ma sì, chattavamo! Dove? Su msn. Che non si dica che non ve lo ricordate. Chi non aveva una casella di posta di hotmail per accedere ad msn? E quanto era potente la nostra connessione Internet? Per me, all’inizio, era proprio scarsa. Non stabile. E lenta! Quando volevi entrare in internet ti connettevi e dentro casa tua nessuno poteva più usare il telefono. E quante discussioni…

Diapositiva1
Però, tornata da scuola e poi dall’università, accedere ad msn era un rito.
Vi ricordate: “Ci vediamo dopo su messenger”. E tu non vedevi l’ora di tornare a casa a collegarti. E anche lì cambiavamo stato! Avevamo uno stato che visualizzavano i nostri contatti, che in un certo senso rispecchia quello che oggi molti noi pubblicano su Facebook.
Scrivevamo frasi di canzoni, ad esempio. Oppure condividevamo proprio la canzone che stavamo ascoltando in quel momento perché si poteva vedere anche live. O citazioni, proprio come quelle pubblichiamo oggi su Instagram improvvisandoci tutto ad un tratto saggi e malinconici. Oppure qualcosa per attirare l’attenzione di un certo ragazzo o una certa ragazza che “fluttuava” lì tra i nostri contatti. Oppure, low profile e poco egocentrico, cioè nessuno stato.
Avevamo i nickname più svariati: “M@rtina85 ha effettuato l’accesso”, “Andrewbeautiful si è disconnesso”, “St&llina83 ha impostato lo stato su Occupato”, “Aragorn86 si è disconnesso”. Utilizzavamo msn anche come luogo di “acchiappo” e “rimorchio”.
Speravamo che quel ragazzo con il quale avevi scambiato il contatto msn che si era appena collegato avrebbe letto il tuo stato e, magari, nel migliore dei casi avrebbe attaccato bottone con te. E si sa, da cosa nasce cosa…
E chi di noi era solito impostare un banale e serioso “Sto studiando”? Che poi a posteriori oggi mi chiedo: se eravamo su msn e pubblicavamo lo stato “Sto Studiando”, stavamo veramente studiando? E poi un “Non al computer” con didascalia accanto “Sono in palestra”. Oppure comunicazioni utili, ovviamente indirizzate agli amici con i quali si era usciti la sera prima: “il primo che si sveglia mi chiami – pranzo al mare da Luca”. Quando ti allontanavi dal computer e tornavi al pc trovavi la barra in basso illuminata con delle finestre aperte con le conversazioni di chi ti aveva scritto. E magari ormai era già disconnesso. La frasetta tipica :“Ci sei?” Oppure i trilli. Driiiin. Per destare l’attenzione. Nessuna spunta blu. O eri connesso o non eri connesso.
Presenti insostituibili: le emoticons. Sempre belle sempre e comunicative. Sempre divertenti. La mia preferita? Quella nella quale lo smile si rotolava ridendo a crepapelle. Ricordo la combinazione di tasti associata: “Ghghgh”.
E poi anche su msn potevi associare al tuo profilo una foto, nella quale di solito ti sentivi particolarmente figo, magari di quando eri ad una festa con un drink in mano (al tempo ci sentivamo fighi così) o con una brocca di mojito. Formentera docet. O alla tua festa di 18, 20 o 23 anni.  Anche in quel caso lo usavi come “amo” per attirare l’attenzione. E poi chattavi e chattavi. Amici, amiche, di giorno, di notte. Ti facevi compagnia di notte mentre preparavi un esame con amici che passavano il tempo a giocare online o che studiavano anche loro. Organizzavi il sabato sera e le tue vacanze. Appena avevi internet disponibile, subito su msn. Anche se eri chiuso da giorni a casa a studiare, così ti sentivi meno solo, a fluttuare insieme ai tuoi contatti.
Via via che le connessioni in casa diventavano più stabili e meno costose lasciavamo il pc connesso con msn attivo. Ci avevamo preso proprio gusto ed avevamo capito che quella chat ci aiutava a toglierci quelle inibizioni che avevamo dicendoci invece le cose in faccia. Vis à vis. E questa cosa ci piaceva!!
Forse è proprio lì che abbiamo mosso i primi piccoli passi per fare poi un altro grande passo. Non lo sapevamo ma a breve ci saremo rinchiusi dentro Facebook e nascosti dietro a Whatsapp. E alcuni di noi si sarebbero addirittura amati con Tinder! Certo, che gavetta, noi degli anni ‘80 che non siamo nativi digitali. Beati noi con i nostri amati giochi e che di tecnologico avevamo il Grillo Parlante e il registratore Fisher Price. Poi eccoci lì, da più grandi con divertimento ad usare msn e poi i social Network, prima sul pc e poi sugli smartphone. Un’escalation. Fatto sta che ora ne abbiamo molti più di uno di canali social. Siamo quasi continuamente bombardati di notifiche social!
Abbiamo avuto la fortuna di provarle tutte, insomma. Ed abbiamo anche avuto il lusso di provare nostalgia per qualcosa di bello, anzi per così tante cose…e di acquisire una graduale coscienza del mondo che cambiava insieme a noi. Noi che a questo mondo ormai corriamo appresso ad una velocità impari mentre vediamo nostro figlio di due anni sfogliare le foto del suo primo compleanno sul nostro iPad. Chissà di cosa avranno nostalgia i nostri figli a trent’anni! Per che cosa sospireranno! E soprattutto se lo faranno con la profondità e sensibilità con la quale lo facciamo noi. Perché abbiamo veramente fatto un bel salto radicale, ogni decennio. Ma allo stesso tempo abbiamo avuto il tempo di metabolizzare ogni singola cosa. Diciamo che mi sento di dire che non abbiamo bruciato le tappe.
E con msn ci siamo cresciuti. Ed è per questo che ci siamo affezionati.
Poi fa parte delle nostre prime vere esperienze digitali. Prima di balzare a Facebook. Chissà come faranno i ragazzi più giovani oggi senza questa gavetta! Senza assaporare il gusto di fluttuare su msn…Di trillare! Di attendere che l’amico si connetta e di dover interrompere la tua connessione, per mancanza di rete internet ad esempio. Sul più bello di una conversazione con una ragazza che ti piace magari. Oppure per far utilizzare il computer a qualcun altro della famiglia. Ad un fratello più grande o ad un genitore. Che rabbia disconnettersi da msn. Avere a disposizione un tempo limitato. Una connessione a tempo. Figurati un genitore che cosa pensava che stessimo facendo di così importante su msn. Perdendo tempo forse. Sì, forse. Ma noi perdendo quel tempo allora, abbiamo oggi da trentenni un altro motivo per ricordare una bella sensazione e sospirare sorridendo. Era così però che provavamo la mancanza di quella rete che non andava, l’assenza di un computer da usare, di un permesso da un genitore. Non avevamo la disponibilità di tutti nostri smartphone, tablet e pc. Sentivamo l’amaro romanticismo della mancanza, della privazione, dell’educazione all’attesa. Quello che ti fa apprezzare una cosa mentre la aspetti e ancora di più una volta che poi ce l’hai. Che ti fa utilizzare quel tempo molto meglio. Anche per le cose più semplici, come una chat.

Basterebbe così poco…

redd-angelo-157518

 

Per iniziare o finire meglio la giornata, a Roma, basterebbe che chi guida la macchina facesse il suo dovere, facendo attraversare i pedoni sulle strisce e che i pedoni attraversando accennassero un sorriso a chi li ha fatti passare.
Basterebbe così poco…O meglio, a me basterebbe! #nostress #smile #amoroma #odioroma
N.

 

 

 

 

 

Auguri!!!!!

bacchetta magica

Auguri a tutti, che il 2018 sia bello ecc ecc ecc 😴ma soprattutto auguri a chi si diverte con poco anche superati i trenta, perché conoscere quella naturale sensazione di entusiasmo è un’emozione stupenda.
Auguri a chi non ha bisogno di nascondersi dietro a filtri di nessun genere, non solo in foto.
Auguri a chi è ancora un po’ bambino dentro.
A chi è arrabbiato.
A chi è stonato ma canta.
Auguri a chi si sente felice.
A chi ha la febbre a Capodanno.
Auguri a chi ha dei progetti nei quali credere.
Auguri alla semplicità di chi sa voler bene, che non è sempre cosa facile riscaldare gli altri con un abbraccio o con un sorriso.
A chi ride.
A chi non si lamenta per ogni minima cosa.
A chi ha il coraggio di fare qualcosa di diverso o di dare un bacio senza aspettare il momento giusto che magari non arriverà mai.
Auguri a chi ha il coraggio di fare una telefonata senza aspettare di riceverla.
A chi affronta le situazioni e le persone.
A chi con fatica fa uno sforzo grande ed impara ad aprirsi anche poco, per comunicare, che è troppo troppo importante.
A chi ama, un fidanzato, una sorella, un cane o un gatto, ma ama.
Tanti Auguri a chi ha coraggio di intraprendere, fare e disfare!
Auguri a chi prende gli impegni e poi li mantiene.
Auguri a chi ha la pazienza di insegnare.
Auguri a chi impara dall’esperienza.
Auguri a chi ha gli occhi che brillano.
Auguri a chi si interessa degli altri, basta solo un messaggio a volte per farci felici.
Auguri a chi ascolta.
Auguri a chi rispetta gli altri.
Auguri doppi a chi decide di stare accanto agli amici quando è più difficile farlo, perché stai male, sei antipatico, insopportabile e arrabbiato, non ti va di fare baldoria e non ti vesti di giallo. E no, non ti va di ridere per niente. Quello sí che è un grande regalo. Auguri eh, soprattutto a loro (e grazie da parte mia, che a volte mi chiedo se sarei in grado di fare quello che hanno fatto/fanno loro).
Auguri a chi si ritrova la sera di Capodanno con una bacchetta magica in mano (io) ed è entusiasta come se fosse vera 😂!(avrò visto troppe volte HarryPotter)

Buon 2018!

 

Ci sono anni fortunati ed anni sfigati…

stephanie-mccabe-24621

Ci sono anni più fortunati ed anni più sfigati. Come vengano dosati gli anni fortunati e gli anni sfigati nel corso della propria vita è un mistero. E siamo sicuri di una sola cosa: che non lo sapremo mai. Se non dopo. Certo, ognuno di noi vorrebbe che lì ad attenderlo ci fosse un anno fighissimo. Ed ogni Capodanno, puntualmente, è quello che ci auguriamo. Che il prossimo anno sia bello, che ci porti notizie positive o che ci porti “semplicemente” quello che vogliamo noi. Brindiamo a tutto ciò, sempre ogni mezzanotte del trentuno dicembre, in tutto il mondo, con la solita ingenuità. Ogni anno. Ed è una grande fortuna che Babbo Natale non riceva anche le nostre letterine con i desideri per il nuovo anno, altrimenti sarebbe inguaiato, intossicato e forse pure indebitato.
E quindi come tutti, anche io mi auguro che il prossimo anno sia figo. Io lo chiedo per tutti, poi tanto si sa, che non dipende solo da noi. A chi toccano prima e a chi toccano poi, dosi di sfiga e dosi di fortuna. Però in fondo, ognuno di noi pensa di esserselo meritato, che il proprio anno sia finalmente figo. Un po’ di sfiga, credo che sia parte integrante delle nostre vite, che ci fa anche rivalutare i momenti nei quali ci capita qualcosa di bello. Pensate se le cose andassero sempre bene…che vita strana sarebbe. Invece così, per ogni momento no, c’è un momento bello che sembra valere doppio. Però non si può dire che non ci pesi parecchio quando la sfiga è più persistente.
E quindi, a volte, un discorsetto alla sfiga lo vorremmo fare. Le vorremmo chiedere di prenderci un momento di pausa. Come facciamo con i fidanzati con i quali le cose sentiamo che non vanno più. Che non è niente di personale ma siamo stufi e avremmo bisogno di staccarci un po’ da lei, signora sfiga.
E poi, con la stessa ingenuità con la quale brindiamo a capodanno, apriamo l’oroscopo e leggiamo grandi cose per il nuovo anno che ci fanno partire con il piede giusto, ogni anno. Questo è l’anno dello scorpione! Evvai! Saturno è andato via! Cambia musica. Sì, ci appigliamo anche a queste cose. Chi per giocare, chi no, molti di noi lo fanno. E poi probabilmente Gennaio inizierà a dieta, con una voglia smodata di andare in palestra, di cambiare lavoro, smettere di fumare o quantomeno convertirsi alle iqos o alle sigarette elettroniche, di risparmiare, di tornare a suonare la chitarra, di togliersi qualche sassolino dalla scarpa, di tirare i propri sogni fuori dai cassetti impolverati, e così via.
Già, siamo tutti dal primo all’ultimo coinvolti nel gioco dei buoni propositi del nuovo anno, indipendentemente dall’età. Che poi ogni volta che abbiamo esperienze che ci toccano veramente, ad esempio quando qualcuno accanto a noi sta male, ci imponiamo di rivalutare il peso che diamo alle cose che ci accadono. E di goderci i momenti “minuscolini” di felicità, come li chiamava Totò. Sapersi godere la bellezza intorno a noi, la bontà e i sorrisi quotidiani. Che ci danno energia, per il prossimo momento di sfiga che capiterà, fosse anche solo un’influenza il giorno in cui abbiamo un aereo per il Messico o la febbre dei bimbi quando avevi programmato da giorni di vederti con le tue amiche. E visto che passano gli anni ma non siamo molto abili a mettere in pratica tutto ciò, forse potrebbe essere un buon proposito. Insieme a godersi il presente. Che sbagliato non è mai. Sfiga o non sfiga. Tanto nessuno di noi pretende una vita perfetta. Sarebbe gradita, però, una bella botta di fortuna!

Buon anno!

pablo-heimplatz-243307

 

 

 

 

 

Genitori (degli anni 80) – tratto da #Variegatoaitrenta

“Ore 09:50 Genitori (degli anni ‘80)

Camilla (C): Chissà cosa pensa la generazione dei nostri genitori a vederci così. Sarei curiosa di sapere dal di fuori che effetto fa vederci.
Noi, da una parte alle prese con le paturnie dei nostri trent’anni, quelle serie; dall’altra ridicoli e apparentemente regrediti alle prese gli smartphone in ogni momento. 
Chissà che idea si stanno facendo di noi…
Michele (M): Mah chi lo sa. Chissà che forse vederci così trentenni a testa bassa sul cellulare rievochi in loro i tempi in cui giocavamo al Game Boy, al Game Gear e ai videogiochi portatili. Avevamo una decina d’anni più o meno. Passavamo interi viaggi in macchina e lunghe ore alle prese con Sonic e Super Mario Bros attaccati a quello schermetto testa china e gobba incipiente. Sono passati vent’anni ma se ci pensi è lo stesso. Solo che in più, ora, rischiamo di lasciarci la cervicale.
C: ahah sì, noi gobbetti capo chino sullo smartphone a chattare. A sbirciare Facebook. A condividere. A guardare foto altrui e sghignazzare. A mandarci screenshot. A tutte le età. I nostri genitori penseranno che ci siamo rimbambiti e che invece di andare avanti, marciamo indietro. Sicuro. Stessi passatempi dal contenuto diverso. Che ti dirò poi, forse era meglio il Game Boy di questi nostri passatempi moderni.
A volte mi sembra quasi che ci rendano solo più invidiosi e cattivi. E meno noi stessi. E la brutta copia di altri. Tutte queste immagini che vediamo in quello schermetto, ci tirano a tradimento verso di loro. Non proprio come nel film horror The Ring. Ma qualcosa del genere. Di meno plateale e più subdolo […] “. continua sul libro #Variegatoaitrenta

La pazienza

Sto capendo, via via, che cosa significhi la pazienza.
Ogni volta che mi ricordo, aggiungo qualcosa alla lista. Quello che mi viene in mente ora è che la pazienza è…

Saper aspettare.
Rispettare educatamente una fila senza sbuffare.
Attendere che un dolore passi.
Riuscire ad aspettare una telefonata, senza telefonare prima tu.
E’ quello sforzo che senti mentre conti fino a dieci mordendoti la lingua per non rispondere male ad una persona che ti sta facendo perdere le staffe.
Pazienza a volte è contare fino a molto più di dieci.
E’ superare una notte insonne facendosene una ragione
E’ saper ascoltare senza parlare per un po’
Rispettare delle regole, senza seguire strade più facili
Il tempo che passa mentre il pavimento si sta asciugando e tu non lo stai calpestando
Accettare di avere una scadenza lontana e non disperarsi
E’ l’attesa ad un gate, quando stai andando a trovare una persona importante
Amare l’estate quando è inverno
Amare l’inverno quando è estate
Aspettare di vedersi
Ordinare un mobile che vuoi tanto ma che arriverà tra 60 giorni
E’ quella del “paziente” che deve guarire
…è tante cose che aggiungerò via via.

Io non ho mai avuto una grande pazienza.
Sono impaziente di tirare fuori una torta dal forno e che la pasta si cuocia.
Cose banali che mi dimostrano che avere pazienza è importante. Ogni giorno che ci ricasco e dico che la pasta è ancora dura e dopo poco la assaggio di nuovo e lo dico ancora o apro il forno pensando che la mia torta sarà cotta in minor tempo di quello che dice la ricetta.
Sbaglio.
Sia la pasta sia la torta saranno pronti al tempo giusto.
La pazienza serve a fare tutto meglio, a stare meglio e a non innervosirsi, che quello si che fa male. Innervosirsi. E ogni volta che sbuffo, come adesso, me lo dovrei ricordare.