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“Mi dia il braccio…
Chiuda il pugno.
Quasi fatto.
Ecco, tenga premuto forte”.

E nel frattempo sei finito in quella provetta. 

Quella manciata di centimetri sa quasi tutto di te. Il tuo colore di capelli (almeno quello naturale, si intende), i tuoi occhi, se mangi grasso o se mangi magro. Se hai in dote qualche predisposizione a prendere l’una o l’altra malattia, gentile dono involontario di genitori o nonni. Quella provetta sa se tuo figlio è nel tuo grembo da cinque o sette settimane. Se stai avendo un infarto o se hai un’embolia. Lei, sa anche se mangi troppi dolci. Sa se c’è qualcosa che non va nel tuo circuito che dovrebbe essere perfetto e perfetto non è. Sa talmente tanto che ti ci senti in trappola. Ti senti come il genio della lampada di Aladino. Ma al posto del genio ci sei tu dentro la provetta e non un genio con i suoi tre desideri. 

Eppure anche queste provetta sembra magica. Non sa certo dove abiti nè qual è il PIN del tuo Bancomat ma da quei pochi centimetri possono uscire metri e metri di carta. Pieni di numeri, virgole e numeretti. Se siamo meno fortunati corredati da qualche asterisco. Quella provetta dice tanto, anzi dice troppo di te, per i tuoi gusti. E quei metri di carta, scoprono le tue carte davanti a medici dei quali riesci ad apprezzare le espressioni di genio, stupore o di stanchezza nel leggere quei risultati che sembrano matematica ma sono tutto meno che matematica. Ad ogni modo, esistono delle belle alchimie per quadrare quei numeri, tutt’altro che semplici. Altro che cubo di Rubik. A volte i colori sembrano non mettersi mai in fila. Ma poi, i matematici di queste provette, dosano, cercano, ci consigliano, ci impongono, per far raddrizzare e quadrare quel cubo di Rubik il più possibile.

Tappo blu, rosso, rosa, non ce n’è solo una a dire il vero, sono tante queste piccole trappole e ognuna sa una cosa diversa di noi perché nessun dizionario è composto da una pagina sola. E alla fine si scopre che non siamo così semplici da riuscirci ad infilare completamente in una provetta sola. Magra consolazione. E non siamo neanche così facilmente leggibili. Ci vuole molto più che una Laurea in Medicina! 

In ogni caso a lei non puoi mentire. Sarà per questo che non ci va mai di andare a fare le analisi. Perché è come la macchina della verità. In alcuni casi lei conosce verità che purtroppo non immaginavamo neanche potessero esistere. E poi che ne sai, c’è qualche anticorpo con un nome strano che ti circola nel sangue in maniera troppo disinibita? La prima cosa a cui pensi è che nel cartone animato che guardavi da piccolo “Esploriamo il corpo Umano” non lo avevi mai sentito questo nome strano. Allora perché dovrebbe esistere?!?

Si scherza, ovviamente. Dobbiamo moltissimo alla meravigliosa macchina della medicina e a tutto il suo apparato di persone appassionate ad una scienza così complicata che dà nomi latini e impronunciabili ai suoi indicatori e che dedica i nomi delle malattie ai loro primi scopritori che portano spesso cognomi che suonano sempre troppo duri o altisonanti.

E’ che in fondo ci fa un po’ paura sapere che siamo riassumibili in una provetta e sappiamo bene che quello che rivelerà potrà essere scomodo. Quindi, rimandiamo continuamente l’appuntamento con la-mattina-delle analisi che dovremo andar lì, a far file senza aver fatto colazione e senza aver preso il caffè. Rimandiamo e rimandiamo. 

Però prima o poi arriva nel corso della nostra vita il momento in cui ci troviamo a dipendere da questo meccanismo geniale che prevede di estrarre un po’ di noi per vedere come stiamo… e ci rivolgiamo a chi per nostra fortuna sta là seduto per tutta la vita a studiare, per far quadrare quel cubo di Rubik dai mille colori che siamo noi.

Quindi ecco perché poi siamo lì, timorosi, ogni qual volta abbiamo quella ricetta in mano o la lasciamo ad impolverarsi per mesi sul mobile dell’ingresso e qualcuno che ci vuole bene ci dice insistentemente “vai a fare le analisi”.

Questa piccola lampada di Aladino nella quale ci intrappoliamo, che a noi può sembrare una magia, a volte un incubo a volte una gioia, è però croce e delizia di una scienza meravigliosa e molto complessa, che in fondo prova “solo” a salvarci la vita.

“Mi ha sentito Signora? Ma a cosa sta pensando?”
Coraggio, mi dia il braccio…
Chiuda il pugno.
Quasi fatto.
Ecco, tenga premuto forte.

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